Il Duomo di Salerno

La Cattedrale di Salerno

In origine, al posto dell’attuale Cattedrale, sorgeva la chiesa dedicata a Santa Maria degli Angeli, a sua volta edificata su di un tempio romano. Proprio in questa chiesa, nel 1080, il vescovo Alfano I ritrovò le reliquie di San Matteo, del quale si erano perse le tracce dopo il precedente ritrovamento nell’anno 954 a Paestum. Il vescovo di Salerno comunicò la straordinaria scoperta al papa Gregorio VII che, esultante di gioia, gli scrisse una lettera che recitava:

“Noi rendiamo vivissime grazie alla divina pietà, la degnazione della quale, per somma misericordia, ai nostri tempi ci ha rivelato un grande tesoro, che apporterà vantaggio a tutto il mondo”.

Alfano I era ben consapevole che l’intera cristianità si aspettava una degna dimora per le reliquie dell’evangelista, decise così di edificare una nuova e splendida cattedrale lì dove sorgeva Santa Maria degli Angeli. Il progetto fu finanziato da Roberto il Guiscardo, da sempre fedele e devoto alla Chiesa, e si ispirò alla cattedrale di Montecassino, abbazia in cui Alfano I soggiornò con l’amico e guida spirituale, l’abate Desiderio, futuro papa Vittore III. Tuttavia lo spazio per l’imponente opera non era sufficiente, perciò fu necessario demolire anche la chiesa consacrata a San Giovanni Battista.

Inoltre, grazie alla donazione di altre proprietà confinanti da parte di alcuni patrizi salernitani, la cattedrale poté occupare un’area di circa 7.000 metri quadrati. I lavori durarono 5 anni, dal 1080 al 1085, ma il Duomo venne consacrato già nel 1084 da papa Gregorio VII, il quale si rifugiò a Salerno (dove finì i suoi giorni) per sfuggire all’imperatore Enrico IV. Le sue spoglie sono custodite ancora oggi proprio all’interno del Duomo. L’anno successivo morirono anche i due protagonisti dell’edificazione della Cattedrale: Roberto il Guiscardo, morto in battaglia a Cefalonia, e il vescovo Alfano I.

Architettura e Miracolo

La Cattedrale ha una lunghezza di circa 80 metri e una larghezza di 32. È costituita da un quadriportico, una basilica, una cripta e un campanile, aggiunto successivamente. Al centro dell’atrio, inizialmente, era posta una fontana, una grande vasca di granito egizio con una testa di Medusa. La fontana serviva per le abluzioni dei fedeli, affinché fossero degni di entrare nel tempio.
Nel 1825, però, il Re Francesco I di Borbone, più per capriccio che per necessità, fece portare la fontana a Napoli, nella Villa Reale. Perciò oggi, nel quadriportico, al posto dell’originale si trova una vasca più piccola. Lo stile della Cattedrale è decisamente romanico. Il Guiscardo fece arrivare i migliori costruttori dalla Normandia, che affiancarono gli artisti salernitani e amalfitani. Caratteristica è la copertura di legno, che poggia su due serie di colonne, con capitelli e fregi ricavati con ogni probabilità da templi ed edifici romani già esistenti. Tra gli elementi più belli del Duomo è possibile ammirare i pulpiti, il muro divisorio e i mosaici del transetto. Proprio questi ultimi rivelano il gusto decorativo tipico dell’arte bizantina.
Nella cripta, infine, si trova la tomba di San Matteo, posizionata esattamente al di sotto dell’altare maggiore della Cattedrale. Su un’elegante base marmorea poggiano le due statue di bronzo del Santo Apostolo, l’una a ridosso dell’altra, mentre è intento a scrivere il Vangelo. L’opera viene realizzata all’inizio del XVII secolo, periodo al quale risale anche la restaurazione dell’intera cripta in stile barocco.

Le reliquie di San Matteo sono note anche per un fenomeno apparentemente inspiegabile: il miracolo della “Manna”. Dal giorno del loro ritrovamento, infatti, ciclicamente avrebbero trasudato una sostanza chimica liquida, denominata appunto “Manna”, in particolare in occasione della festa patronale, il 21 settembre. Il miracolo però non ricorre più da un secolo e mezzo, anche se sotto l’altare dedicato al Santo è possibile ammirare l’urna in cui veniva raccolto il liquido.

Il poeta Gabriele D’Annunzio così ricorda il Duomo di Salerno in
“Canzone dei Trionfi”:

O Salerno, nel Duomo, dove offerto
Ti fu da Gian Da Procida l’avorio
E l’oro, sopra i marmi di Ruberto
Nell’ombra, dove il settimo Gregorio
Grandeggia...